L’operazione che vogliamo sviluppare con questo progetto territoriale, è quella di avviare un laboratorio di TeatroComunità, con adolescenti e giovani (dai 13 ai 17 anni) con l’utilizzo delle maschere teatrali sul tema della Turandot.
Già dal 2007, grazie alla collaborazione col Théâtre du Soleil di Parigi, in particolare con Duccio Bellugi Vannuccini, Olivia Corsini e Serge Nicolai, il Coordinamento TeatroComunità ha individuato nella maschera teatrale uno strumento che permette agli adolescenti di lavorare sulla propria identità.
Indossare una maschera, creare un personaggio immaginario che è altro da sé ma sul quale proiettiamo noi stessi, permette ai ragazzi con una personalità ancora in formazione di mostrare e scandagliare, in un gioco di mascheramento e svelamento, aspetti del proprio carattere, elementi della propria storia personale, modalità relazionali con se stessi e con gli altri.
Il gioco che si instaura con la maschera è immediato perché essa vive di assoluti (pensiamo per fare un esempio della tradizione italiana anche se non useremo maschere italiane ad un Arlecchino o ad un Pulcinella), ha caratteristiche dicotomiche, non accoglie sfumature: se è cattiva lo è al cento per cento, se è pusillanime lo è in tutte le occasioni. Questa intransigenza, questa purezza, ben si accorda con le caratteristiche proprie degli adolescenti i quali, nella ricerca della propria personalità, male accettano i compromessi, vivono di grandi ideali assoluti. Nella nostra esperienza abbiamo visto come i ragazzi percepiscono immediatamente questa qualità della maschera, la sentono propria e di conseguenza reagiscono svelando il proprio mondo.
Per coadiuvare questo percorso maieutico abbiamo pensato di unire questo mezzo così potente al melodramma perché anch’esso vive di sensazioni e sentimenti assoluti, non da spazio a sfumature e in particolar modo alla Turandot che con le sue vicende passionali ben si accorda con i temi che sono più a cuore agli adolescenti.
Il lavoro con le maschere e con il melodramma risponde ad un altro obiettivo proprio di TeatroComunità: portare elementi di “Cultura Alta” nelle zone periferiche della Città soprattutto lì dove il concetto di periferia non ha solo confini spaziali ma anche culturali. Già in questi due anni, abbiamo cercato di far uscire i ragazzi fuori dai propri confini: non solo abbiamo dato loro l’opportunità di confrontarsi con persone di tutti i livelli culturali, sociali e generazionali ma li abbiamo portati fisicamente fuori dai loro confini, in luoghi in cui non erano mai stati: in Centro alla Cavallerizza Reale, alle OGR, al Teatro Matteotti di Moncalieri, i luoghi della “Cultura Alta”. Queste esperienza hanno permesso loro di arricchire il proprio bagaglio di esperienze e gli hanno dato strumenti importanti per la loro crescita personale.
Già il rigore teatrale ha permesso loro di lavorare sulla concentrazione, sul rispetto degli altri, sull’impegno, sull’ascolto reciproco.
In questa nuova fase, vogliamo aggiungere a tutto questo l’utilizzo della maschera ed uno studio sul melodramma per i motivi sopra descritti.
E’ nostra intenzione, proprio per accentuare la commistura tra alto e basso, centro e periferia, coinvolgere in questa operazione Il Conservatorio di Torino e il Teatro Regio.
TeatroComunità non è solo un’esperienza teatrale che coinvolge il singolo ma deve coinvolgere una comunità e le sue finalità non sono solo quelle di passare del tempo assieme, divertirsi facendo teatro. Questa tecnica teatrale punta sulla potenzialità trasformativa del teatro che permette alla persona di assumere consapevolezza della propria dimensione creativa e culturale innescando processi di cambiamento nel singolo e nella comunità.
Per questo motivo il progetto verrà sviluppato all’interno delle scuole del territorio, partner del progetto (Viotti, Bobbio ecc) coinvolgendo non solo i ragazzi ma i loro genitori e con il Mamre il quale farà un lavoro di osservazione e supervisione sui processi trasformativi che il lavoro sarà in grado di innescare.
